Volontaria in carcere da 50 anni

Ecco il giorno tanto atteso, 14 Febbraio 2012, S. Ventino , festa degli innammorati. Non pote­va capitare giorno più felice per fasteggiare i 50 anni di attività di volontariato, nel carcere di Foggia, della nostra Presidente dell' Associazione “Genoveffa De Troia”, signora Anna Rita Nicoletti - Cusenza, una vera “innammorata” del carcere.

Questo giorno mi ha fatto ricordare il tempo trascorso con lei, nella mia attività di volontariato, anche se poco, iniziato circa 15 anni fa (dal 1997).
Infatti dopo la dipartita della mia mamma, avvenuta proprio quell'anno, mi presentai alla signora Anna Rita e misi a disposizione dell1 Associazione di Genoveffa, il mio tempo e la mia professionalità di insegnante.

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Le storie dettate dal cuore

Il claxon della macchina che sopraggiungeva, mi fece fermare di colpo. Seguii la macchina con lo sguardo lasciando che passasse, prima di attraversare la strada.
Quel suono aveva fermato all’ improvviso i pensieri riportandomi alla realtà caotica del pieno centro. L’immagine del visino triste, pallido e macilento, con i grandi occhi chiari, ricolmi di lacrime, di quel bambino che aveva occupato, prepotentemente, i miei pensieri, si andava perdendo pian piano nelle figure che mi circondavano.
Ero di ritorno dalla Casa Circondariale dove, come ogni mercoledì della settimana, ero stata al reparto femminile, per avere i colloqui con le donne recluse. Una domandina quella volta mi aveva incuriosita perché vi era stato aggiunto e sottolineato " urgente parlarti ".

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Il dolore non ha bandiere

Il suono squillante del campanello d’ ingresso mi fece sobbalzare, rompendo il silenzio del mio ufficio vuoto.
Andai ad aprire la porta e mi trovai dinanzi una donna smunta, sofferente e trasandata che non disse una parola ma mi gettò le braccia al collo, scoppiando a piangere .
Il pianto di quella donna, che mi sembrava di non conoscere, mi trasmise tanta tristezza.
Cercai di calmarla e la invitai ad entrare e a sedersi. I singhiozzi non le permettevano di parlare. Mi sedetti accanto e la guardai nei suoi grandi occhi azzurri.

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Il tesoro in un volo tortuoso

Dopo 50 anni che mi reco al carcere, come volontaria, ancora non mi abituo allo stridio delle cerniere dei cancelli non lubrificate, che si aprono e rinchiudono alle mie spalle In queste poche righe non vi parlerò dei casi di persone detenute che ho portato avanti in tutti questi anni ma cercherò di illustrarvi le attività che svolgo e che ho svolto, con gli altri volontari dell'associazione, previste e autorizzate dall'articolo 17 della L. n°354-/75 Perchè sono la presidente dell’ Associazione “ Genoveffa De Troia”, questo ci aiuta, sia nel lavoro che per affrontare le varie spese che si sostengono per le continue richieste che vengono fatte dai detenuti e dalle detenute ( vestiari, intimo, francobolli, carta da lettere, quaderni, penne, matite colorate, perline,scarpe, ciabatte,pigiami, maglie, pantaloni,cotone per lavori vari, lana ecc.). Nei nostri compiti c’è , principalmente, ‘1’ ascolto ', e noi cerchiamo di metterlo in pratica, ascoltando i vari problemi che ci espongono,senza emettere alcun giudizio.

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Giorni da ricordare

Pasqua 1918

Quella notte Genoveffa non riuscì a dormire neppure un poco. Il dolore delle sue piaghe non era eccessivamente forte ma non appena socchiudeva gli occhi le visioni spaventose le apparivano davanti incutendole paura. Il mattino seguente mandò a chiamare il parroco che la tranquillizzò dicendole che sicuramente si era messa a dormire in una posizione sbagliata.
Verso le dieci di quel mattino, giunse la cartolina di precetto per la chiamata alle armi di suo fratello Attilio.

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Genoveffa e il Segreto della vita

Il sole batte sul foglio bianco accecandomi con la sua luce.
Scrivere su Genoveffa mi riempie di gioia. Sono passati due mesi che non scrivo su di Lei, anche se ogni giorno si lavora per i suoi amati poveri, i suoi detenuti, i suoi ragazzi arrivati dal mare e alloggiati nelle ‘Case famiglie’.

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Aprire le porte ad ogni realtà

“Non fare mai del bene a nessuno se non sei sicuro di poterne sopportare l’ingratitudine”,

questo l’aforisma che campeggia nel mio piccolo studio di presidente dell’Associazione  “Genoveffa De Troia”. E in tanti anni abbiamo certamente sopportato più di una ingratitudine.

Nelle nostre ‘Case’ ci sono malati, ragazze madri, stranieri, italiani  senza fissa dimora, ra- gazzi e adolescenti, accolti per un solo giorno, per mesi o per anni.Ognuno di essi ha arricchito, con la sua storia, il nostro libro umano.

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Servire nel suo nome guardandolo. Orme del passaggio dell'anno 2005

L’aereo era appena atterrato nell’aereoporto di Tirana.Tra la folla che doveva prendere il volo successivo Tirana-Bari, c’era Pina,( la responsabile della Missione in Albania) che si scalmanava con la mano alzata per farsi notare.  Avevamo solo un’ora di tempo per stare insieme. Ci sedemmo e lei mi parlò frettolosamente di  tutto ciò che avevano fatto negli ultimi venti giorni. La festa della luce era riuscita benissimo. La sera del 24 dicembre avevano acceso il grande falò e tutti intorno si erano scambiati i dolciumi di tradizione italiana e albanese. Poi si erano recati nella nostra Cappella per poggiare sull’altare le candele con i colori dei 5 continenti e a mezzanotte avevano fatto nascere il Bambinello. Questo coinvolgimento e la partecipazione dei ragazzi non solo della religione cattolica ma in gran numero della religione ortodossa e mussulmana mi aveva stupito.

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