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Servire nel suo nome guardandolo. Orme del passaggio dell'anno 2005

L’aereo era appena atterrato nell’aereoporto di Tirana.Tra la folla che doveva prendere il volo successivo Tirana-Bari, c’era Pina,( la responsabile della Missione in Albania) che si scalmanava con la mano alzata per farsi notare.  Avevamo solo un’ora di tempo per stare insieme. Ci sedemmo e lei mi parlò frettolosamente di  tutto ciò che avevano fatto negli ultimi venti giorni. La festa della luce era riuscita benissimo. La sera del 24 dicembre avevano acceso il grande falò e tutti intorno si erano scambiati i dolciumi di tradizione italiana e albanese. Poi si erano recati nella nostra Cappella per poggiare sull’altare le candele con i colori dei 5 continenti e a mezzanotte avevano fatto nascere il Bambinello. Questo coinvolgimento e la partecipazione dei ragazzi non solo della religione cattolica ma in gran numero della religione ortodossa e mussulmana mi aveva stupito.

Mi raccontò la festa a sorpresa che le avevano preparato, il 27 dicembre per il suo compleanno e le strane tradizioni dei festeggiamenti del capodanno albanese. Mi illustrò ancora dei balli propiziatori del 6 gennaio e della festa per la chiusura del ramadam, che concide  proprio in quel periodo. Parlava, parlava, mostrandomi le fotografie scattate per l’occasione, e sottolineandomi le varie attività che i nostri ragazzi avevano svolto e come ognuno di loro partecipava con entusiasmo e amore ai lavori per l’organizzazione giornaliera e la manutenzione straordinaria della struttura. Con un po’ di rammarico mi disse che le coperte non erano bastate, e lì le notti erano fredde. Poi mi consegnò le chiavi mentre l’altoparlante sollecitava di presentarsi ai dovuti controlli.Presi il taxi e dopo quasi 4 ore, arrivai a Gjinar. Il freddo mi  investì fortemente e, mentre il guardiano della nostra struttura aiutava l’autista a scendere i bagagli, io tremavo come non mai. Nei quindici giorni trascorsi con i ragazzi ho vissuto un’esperienza bellissima. Ho meditato come il Signore ha voluto che facessimo questo servizio per farci scoprire che i ragazzi di ogni parte del mondo sono “dolcissimi”. Se noi diamo loro un po’ d’amore, loro lo ricambiano mille volte. Questo dono regalatoci dal luglio 2005, è stato l’ultimo per completare un anno pieno di servizi. Anche qui in Italia è stato ricco di persone accolte nelle nostre case-famiglia (malati, ragazze-madri, stranieri e italiani senza fissa dimora, ragazzi adolescenti e ospiti accolti per un solo giorno o per mesi. Ognuno di loro arricchiva il sapere di una storia nuova nel nostro libro umano.

Il nostro vagabondare è continuo e continuerà per sempre. Il bussare e chiedere una coperta o vivere per gli altri è fatto di insistenze e, qualche volta, di rifiuti; fanno di noi poveri…. accanto ai poveri, emarginati… accanto agli emarginati. Però, a volte, la nostra insistenza viene premiata come in questi giorni. L’Ambasciata italiana  in Albania, che ci aveva mandato mesi fa, letti, materassi e coperte in numero ridotto rispetto alle esigenze della struttura, questa volta, tramite la missione di Padre Jach a Tirana, ci ha fatto pervenire altri materassi, letti e lenzuola dandoci la possibilità di coprire i ragazzi già ospiti e quelli che sono in attesa di essere ospitati. Noi cerchiamo di riempire l’insaziabile fame sia fisica che affettiva.

Pina ha fatto per loro tanti progetti per il 2006. Io, se socchiudo gli occhi, immagino di vedere la grande figura di Dio Padre che sorride e ci benedice.