Giorni da ricordare

Pasqua 1918

Quella notte Genoveffa non riuscì a dormire neppure un poco. Il dolore delle sue piaghe non era eccessivamente forte ma non appena socchiudeva gli occhi le visioni spaventose le apparivano davanti incutendole paura. Il mattino seguente mandò a chiamare il parroco che la tranquillizzò dicendole che sicuramente si era messa a dormire in una posizione sbagliata.
Verso le dieci di quel mattino, giunse la cartolina di precetto per la chiamata alle armi di suo fratello Attilio.


Attilio era uno dei cinque figli dei coniugi De Troia. Giovina e Vittorina erano morte a pochi mesi di distanza l'una dall'altra, Attilio era l'unico figlio maschio e poi Genoveffa ed Anita. Da poco tempo Attilio aveva trovato un lavoro e per la povera famiglia di Genoveffa, quel salario era vitale.
La partenza di Attilio avvenne in un giorno piovoso del 1915. La mamma lo pregò di farle arrivare sempre notizie e lui scrisse ogni settimana , fino ad aprile del 1916. Da allora non giunsero più sue notizie. La preoccupazione di tutta la famiglia aumentava giorno per giorno così papà Pasquale si rivolse alle autorità militari competenti, ma ebbe solo notizie confuse e imprecise.
Il giorno di Pasqua e precisamente il 29 marzo 1918, verso le nove del mattino in casa De Troia pervenne dal Comando Militare del Reggimento, una lettera. Anita la prese firmando la ricevuta . Un brutto presentimento albergò nel suo cuore.
Papà Pasquale era al lavoro e mamma Vincenzina era uscita. Anita si avvicinò al lettino di Genoveffa, che la guardava ansiosa, aprì la lettera e la lesse. Si comunicava che Attilio era morto il primo aprile 1916, cioè due anni addietro. Era stato trovato tra le macerie di una palazzina con la medaglia di riconoscimento. Trasportato all'Ospedale militare di Verona non aveva ripreso più conoscenza.
Anita cadde a terra svenuta. Genoveffa non svenne ma sentì un dolore lancinante trafiggerle il petto.
Genoveffa si rifugiò nella preghiera e Gesù, come sempte, le stava vicino c sostenendola e dandole la forza di confortare oltre ai componenti della sua famiglia anche le tante persone che andavano da lei a chiederle una parola buona perché la guerra aveva colpito anche loro negli affetti più cari. Il suo Gesù la sosteneva e lei si rivolgeva a Lui con parole affettuose d’amore o conbello del nostro volontariato in carcere; ove svolgo la mia attività da circa otto anni, con Flora Pistacchio e Anna Nicoletti, Presidente dell'Associazione di Volontariato "Genoveffa De Troia".
Con la nostra Presidente abbiamo organizzato alTinterno del Carcere di Foggia, nel settore femminile, una manifestazione " Festa della Primavera ",
A questa festicciola, oltre alla Presidente, al sottoscritto e a Flora, hanno partecipato anche due nuove volontarie Gabriella e Aida, nonché la dirigente del settore educativo dottssa Arena, Giovanna e tutte le Vigilatrici ivi presenti.
L'incontro si è tenuto nel giardino-cortile del "femminile", alla presenza di circa quaranta detenute; ed è stato animato dall'amico volontario Roberto, con musiche e canti.
Osservare come tutte le donne ristrette, per lo più giovani, hanno partecipato a questa piccola festa, e la gioia che mostravano con le loro danze e balli, ha veramente commosso noi tutti volontari.
Alcune ragazze, entusiaste, hanno chiesto di poter ripetere, in futuro, questi incontri, che le fanno sentire vive e anche un po' 'libere'.
Al termine della mattinata, le ospiti hanno salutato tutti calorosamente rivolgendo tanti ringraziamenti a noi volontari, alla Direzione del Carcere e alle Vigilatrici.
Al loro rientro in cella, vedere sporgere le loro braccia dalle inferriate nel saluto affettuoso, è stato molto commovente, perché ti rimane dentro al cuore; mentre sui visi brillava ancora la gioia appena vissuta.
Da parte mia e dei colleghi siamo felici di essere riusciti a donare loro, in poche ore, un po' di gioia in un giorno di primavera.

( Potito Gradone)

Martedì 19 aprile 2011

Sono le ore 16,20 quando accompagnata da un volontario abbiamo varcato il cancello della Casa Circondariale di Foggia. Con il volontario Roberto eravamo carichi di buste piene di materiale per confezionare uova pasquali in polistirolo e cioccolato.
Le uova venivano portate al reparto femminile perchè dovevano essere dipinte e racchiuse, ciascuna con una tavoletta di cioccolato, in una confezione di cellofan.
Le donne erano molto contente perchè ognuna di esse avrebbe potuto regalare l'uovo pasquale così confezionato ad un familiare il giorno dei colloqui.