Dove operiamo

La Sede Legale è:

FOGGIA - Corso Garibaldi, 52

DALLE AULE UNIVERSITARIE A QUELLE DEL CARCERE DI FOGGIA

Si tratta sempre di aule, si tratta sempre di ragazzi e si tratta sempre di diritto eppure ci sono vite differenti, scelte differenti, sensazioni differenti.

Le prime lezioni fatte durante il dottorato di ricerca alle “matricole” dell’università di Foggia sono state emotivamente coinvolgenti …       Cosa mi metto per sembrare più grande e più credibile? Tubino? Tacchi? Il prof come vorrà che io spieghi ciò che lui ha scritto nel suo libro che si è auto pubblicato? I ragazzi mi capiranno? Dovrò essere puntale ai tutorati?

Sono passati molti anni e le mie domande sono cambiate, così come sono cambiate le matricole a cui mi rivolgo.

Grazie all’esperienza ormai risalente a dieci anni fa come volontaria dell’associazione “Genoveffa De Troia” e grazie al ricordo vivo e indelebile lasciato dalla Presidente,             Anna Rita Nicoletti – tanto indelebile che la rivedo per strada nei luoghi a noi familiari, la rivedo seduta alla sua scrivania o a innaffiare le sue amate piante – che mi sono avvicinata al mondo del carcere a cui lei ha dedicato più di cinquant’anni di volontariato.

Ho iniziato così un corso di “pari opportunità” rivolto a dieci detenuti del carcere di Foggia, all’interno di un più ampio percorso che terminerà con la qualifica di muratore.

E anche ora, come allora, tante domande mi frullano nella testa, ma di una cosa sono più che certa, indosserò i pantaloni!

Entro. Già da fuori tutte quelle sbarre mi fanno un certo effetto. Mi registro, lascio tutto in un cassetto  all’ingresso e iniziano ad aprirsi e chiudersi cancelli alle mie spalle.

Arrivo nell’ aula che, ovviamente, è molto diversa dall’aula magna della facoltà di Giurisprudenza e vengono gli alunni chiamati dai vari bracci del carcere.

Tutti gli stereotipi mentali presenti nella mia testa cominciano a sgretolarsi. Non sono uomini bruti e dall’aspetto trasandato e violento quelli che ho davanti, ma sono ragazzi dal viso pulito e che mi accolgono con grande apertura nonostante davanti a loro ci sia una donna, avvocato, che deve, spiegare loro le norme che regolano la pari opportunità. 

Sciolgo il ghiaccio facendomi raccontare la storia dei loro tatuaggi: tatuarsi qualcosa sul corpo che dura per sempre deve avere un significato importante e, infatti, sono i nomi delle loro figlie, sono le mani di due fratelli uniti dalle manette, sono angeli che li proteggono e un giovane mi resta particolarmente impresso: ha scritto sul braccio a caratteri cubitali “Libertà”!

Inizio a parlare, il ruolo della donna nella società, gli stereotipi di genere, le pari opportunità tra uomini e donne, il femminicidio e qui mi fermano. Ci tengono a dire che loro queste cose non le fanno, le donne le rispettano: sono le mogli che portano i figli al colloquio, sono le mamme che non li abbandonano mai, sono le nonne che pregano per loro.

Nessuno di loro guarda l’orologio, non hanno molta fretta, il tempo deve passare e basta, ma io non vedo l’ora di uscire, respirare l’aria, andare dove voglio, senza qualcuno che mi debba aprire la porta con una lunga chiave dorata… andare al mare.

Passano i giorni, si susseguono gli argomenti; uno di loro nel frattempo  è anche uscito e spero non entri più.

Ho fatto vedere un film molto commovente, una storia vera di un bambino che tenta di cambiare il mondo facendo un favore a qualcuno e poi chiedendo di passare il favore ad altre persone, creando una catena infinita di persone che fanno qualcosa di buono per il prossimo.

Alla fine il bambino viene ucciso da un bullo mentre tenta di difendere un amico.

Ogni volta che lo vedo alla fine piango, ma questa volta mi sono trattenuta, non potevo rischiare dopo tante parole sulle donne forti e sullo stereotipo radicato che la donna eccessivamente sensibile è necessariamente incline alla commozione, di farmi vedere con le lacrime…

Ma alzando lo sguardo non intravedevo i loro occhi lucidi?

E così le mie lezioni giungono al termine, li saluto tutti: Francesco, Giovanni, Dymitro, Spirov, Salvatore, Pino…  Varco la soglia del carcere non con un sospiro di sollievo ma con un senso di vuoto, e ancora tante domande: gli avrò lasciato qualcosa di positivo a cui pensare? Sarà davvero l’ultima volta che entreranno qui?

E, soprattutto, era davvero necessario indossare i pantaloni?

                                                                                                                                                     Marsia Cusenza

                                                                                                  Volontaria associazione “Genoveffa de Troia”  

 

 

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“Con l’uomo per l’uomo”

È il motto dell’Associazione che nasce nel segno dell’accoglienza, verso tutti e verso ciascuno: è uno dei suoi tratti distintivi, ce l’ha nel suo dna, nella Carta di fondazione (Atto Costitutivo e Statuto).

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Genoveffa,pur soffrendo, rivolgeva i suoi pensieri, dedicava le sue preghiere a chi era tormentato da bisogni spirituali e materiali.

Il suo cuore accoglieva tutti come fratelli e sorelle. Ascoltava, consolava e pregava.

 Pur povera offriva la carità che aveva ricevuto a chi riteneva più povero di lei ed era attratta soprattutto dai più disperati.

Il Volontariato, inteso come amore per gli altri, dolore per la sofferenza, bisogno di fare qualcosa per i più deboli e meno fortunati è cominciato proprio lì, con Genoveffa, con il suo esempio e la sua testimonianza.

L’umanità di Genoveffa era tenerezza d’amore. Guardava, chiunque andasse da lei, con tenerezza, con gli occhi del cuore, e li conquistava e li convertiva.

Cosi l’umile Genoveffa trasformava la sua sofferenza in apostolato, in uno strumento di evangelizzazione.

L’Associazione accoglie gente che soffre: su un letto di dolore, sul pavimento cosparso di vetri della malattia mentale, che sia la branda di un carcere, il legname fradicio di un barcone è sempre un letto dove il corpo e l’anima di una persona si macerano, a volte senza speranza.

L’Associazione accoglie tutta questa gente perché più dolori messi accanto divengono condivisione.

Chi opera nel volontariato - qualunque sia l’ideologia che lo muove o a cui si ispira-, innova continuamente, introduce sempre qualcosa di nuovo,di proprio, di personale nel servizio che svolge, rinnovandolo.

Il volontariato deve coinvolgere chi dà e chi riceve perché deve essere un crescere insieme, un maturare insieme.

 

I Segretariati Sociali in cui operiamo sono dislocati in:

SAN SEVERO
MONTE SANT’ANGELO

 

MONUMENTO ALLA VENERABILE GENOVEFFA

 Nella prossima primavera, in pieno Giubileo della Misericordia, sarà collocata nell’area antistante la sede del Centro Diurno Psichiatrico “Genoveffa De Troia” in Via M. Ortuso n° 1 in Monte Sant’Angelo, una statua di bronzo alta poco più di 2 metri raffigurante la Venerabile Genoveffa De Troia , opera dello scultore di fama internazionale Franco Campanari (suo è il Memorial “Padre Pio” nella città di Foggia).

***

   L’Associazione - che nella sede di Monte Sant’Angelo accoglie coloro che vivono il disagio mentale o sono dimessi dagli ospedali psichiatrici – si ispira alla figura delle Venerabile Genoveffa De Troia, terziaria francescana martire della sofferenza, la quale per quasi cinquant’anni giacque immobile a letto, tormentata da una malattia che avevano trasformato il suo corpo come un’unica piaga, senza risparmiare il sistema osseo, che divenne fragile e traforato, con dolori indicibili.

   Sofferenza, preghiera, carità, sono la sintesi della vita di Genoveffa.

   Dio ha chiamato Genoveffa a santificare la sofferenza che accettata con amore per amore di Gesù e delle anime, diventa il motivo dominante della vita spirituale della Venerabile.

   Genoveffa può costituire un qualificante punto di riferimento, una autentica “cattedra” da cui viene un alto insegnamento per superare la rassegnazione e ottenere il dono della speranza.

   È invito alla preghiera, la fonte da dove Genoveffa ha attinto l’acqua per annaffiare e far fruttificare la sofferenza.

   Genoveffa assicurava preghiere per ottenere grazie, privilegiando tutti coloro che erano angosciati e sfiduciati anche per le tante avversità. La sua “Celletta” divenne un centro di carità irradiante.

   Genoveffa compì un’ampia opera di misericordia corporale, verso i bisognosi e i bambini. Molti cuori sofferenti hanno trovato o ritrovato la forza di vivere, di credere, di sperare e di amare presso quel letto di dolore. Non ci fu povero che ricordi di essere stato ricevuto da Genoveffa senza uscirne con qualcosa in mano e qualcosa di più prezioso nel cuore.

***

   Accogliere la misericordia di Dio su di sé per essere capaci poi di accogliere ognuno con misericordia, in particolare chiunque viva nella sofferenza, poiché è negli ultimi che si riconosce Cristo, è il messaggio della Venerabile.

   E il volontariato di Genoveffa si ritrova nella spiritualità della misericordia.

   Per queste ragioni di fede, considerato il grande valore spirituale  della città micaelica dell’Arcangelo Michele, i pellegrini che si recano al Santuario, potranno compiere un tratto a piedi e fermarsi in preghiera davanti a Genoveffa, che si trova ad essere nell’attuale società, frenetica nella ricerca delle soddisfazioni del benessere e del godimento, una testimonianza vivente della validità dei valori cristiani della sofferenza in piena adesione alla volontà di Dio.

02/02/2016

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FRAGILITÁ E MISERICORDIA

Il Papa ci chiama a “essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità” nelle quali “riconoscere Cristo sofferente” (EG 210)e ad “avere cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e spesso sono nella periferia del nostro cuore” (Omelia per l’inizio del Ministero Petrino).

Nell’enciclica Laudato sı’ afferma che “sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali” (158).

L’Associazione Genoveffa De Troia di Monte Sant’Angelo accoglie da anni, cura e assiste persone con disabilità mentale; è il fiore all’occhiello del volontariato che si ispira alla figura e alla spiritualità della Venerabile Genoveffa De Troia.

Nel recente Convegno nazionale dei SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) No Restraint, il coordinatore di quella struttura, Matteo Notarangelo, forte della sua esperienza, ha reclamato la rimozione della pratica della contenzione sui malati mentali da parte degli operatori sanitari, richiamando la Costituzione Italiana, che all’art. 32 afferma: “La Repubblica italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo” e che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” mentre, all’art. 13 sancisce: che “non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale…, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.

I Padri Costituenti hanno voluto così tutelare la persona da abusi, specificando che i casi e modi previsti della violabilità delle garanzie di libertà sono quelli eccezionali di necessità e urgenza.

Nel merito, ha precisato:

La contenzione nella maggior parte dei contesti restrittivi (SPDC, RSA, RSSA, Case di riposo, Case Famiglia) è ritenuta pratica protettiva, una normale prassi di lavoro diurno e notturno.

Molto spesso, però, l’esercizio dell’attività sanitaria, finalizzata alla cura della persona, degenera in un’ingiustificata violenza sulla persona-paziente. La pratica della contenzione - ultima scelta sanitaria – dovrebbe sempre rispettare la dignità della persona “malata” e il suo diritto all’inviolabilità della libertà personale. Invece, assai frequentemente, la contenzione maschera condizioni di sfruttamento e di riduzione degli organici degli istituti socio-assistenziali.

Le “nuove industrie dell’assistenza” limitando al minimo il sostegno umano alle persone “internate”, e incrementando quello meccanico e farmacologico, di fatto aumentano i lori guadagni. È sufficiente classificare i malati psichici  pazienti problematici “agitati” e “violenti” per rispettare i requisisti della necessità e urgenza e giustificare la pratica della contenzione a protezione del disabile e dell’anziano.

L’industrializzazione dell’assistenza – e il facile guadagno –, sono motivazioni imprenditoriali o – aziendali che “legittimano” il ricorso alla contenzione che diventa una pratica quotidiana.

Di fronte all’abuso delle pratiche di restringimento urge richiamare tutti gli operatori ad un maggior senso di umanità e responsabilità.

Ha, infine, concluso: “”Gli operatori socio-sanitari vanno formati all’utilizzo di tutti gli approcci non violenti – come il “dialogo aperto” –, finalizzati alla salvaguardia della tutela della dignità e inviolabilità della libertà del cittadino-malato e del suo diritto di essere curato senza essere contenuto.

                                                                                          ***

I disabili mentali sono definiti dalla Comunità di Sant’Egidio amici senza limiti.

 

È tempo di Misericordia e “misericordia” è il secondo nome dell’amore, quello verso il prossimo.

24/11/2015

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Galilea

Mi giunge, per conoscenza, dalla sede di Monte S. Angelo dell’Associazione “Genoveffa De Troia” la mail di un “vecchio” volontario – ora nel “freddo” settentrione -, con la quale ci partecipa la gioia per l’onorificenza che gli sarà consegnata dal prefetto di Parma.

Aggiunge: “Questo premio lo dedico alla memoria della presidente della nostra associazione, la nostra presidente, Anna Nicoletti: lo dedico a lei, alla sua memoria, poiché è da lì, da quando oramai molti anni fa, ci siamo recati a Foggia, presso la sede della “Genoveffa De Troia”, che è iniziato tutto.

Quello è stato l’inizio di un mio lungo cammino, nel mondo del volontariato, che prosegue tuttora, in vari ambiti e sotto le più varie sigle. Quell’inizio, dicevo, è stato importante, fondamentale, perché mi ha aperto le porte per comprendere i valori del volontariato. Valori che, avendoli dentro di noi, nessuno può cancellare”.

Già, “è da lì che è iniziato tutto”: mi vengono in mente le parole di Gesù, indirizzate agli apostoli, riportate da Matteo, di “andare in Galilea, là mi vedranno” (28,10).

La Galilea è il luogo della prima chiamata, dove tutto era iniziato.

Per ognuno di noi c’è una “Galilea” all’origine del proprio cammino ed è bello custodire nel cuore la memoria viva di quel giorno.

E ricevere energia nuova per il prosieguo.

 

Il profumo dei gesti d’amore della presidente Anna e dei suoi volontari non andrà disperso: “raccolto dal vento salirà a Dio come l’aroma di un sacrificio, e non sarà stato invano” (m.c.).

 

Il volontariato di Genoveffa De Troia

Dalla pagine de “L’Amico del terziario” (n°4/2003) fr. Antonio Belpiede rivive l’apertura della Comunità residenziale “Gheel”, una Casa famiglia per persone con sofferenze psichiche in Monte Sant’Angelo.

“Nel tuo nome c’è una associazione che lavora per gli altri. Per quelli che la vita ha in qualche modo ridotto su un letto di dolore come te. Che sia un letto di eroina, il pavimento cosparso di vetri della malattia mentale, che sia la branda di un carcere, che sia il fondo di un fradicio barcone è sempre un letto dove il corpo e l’anima di una persona si macerano, a volte senza speranza.

A Monte Sant’Angelo, l’Associazione accoglie gente che soffre, in particolare per disagio psichico, perché più dolori messi accanto divengono condivisione, e la mano dolce che ti accoglie, rende più calda la cena, più accogliente la casa, più sorridente la vita”.

Gli risponde la presidente dell’Associazione Genoveffa De Troia Anna Nicoletti Cusenza:

 “In quelle righe sono espresse sinteticamente tutte le emozioni e i sentimenti che albergano nei nostri cuori e che ci hanno portato a conoscere la grandezza di Dio che opera attraverso la Piccola Grande Genoveffa e a lavorare nel suo nome con amore e dedizione a favore di tutti quelli che si rivolgono a noi. Per questi non servono solo parole ma strutture adeguate che accolgano e provvedano alle loro esigenze fisiche e psichiche. Perciò si sono realizzati Centri e Case di Accoglienza.

L’apertura della comunità residenziale “Gheel” è,in ordine di tempo, l’ultima delle strutture aperte a Monte Sant’Angelo.

L’amore che i volontari hanno messo anche nell’arredamento ci riporta a un aneddoto di p.Pio che, quando gli chiedevano perché avesse costruito l’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza con materiale di un certo costo, rispondeva: “ Il meglio per i miei malati”.

 

Genoveffa, che viveva la sofferenza quotidiana, a chi con occhio critico avesse domandato perché un Centro per i malati mentali fosse stato realizzato con le caratteristiche e l’aspetto di un Hotel, avrebbe risposto: “ Il meglio per i miei malati”.


APRICENA - Corso Generale Galasso, 62
MISSIONE GJINAR - Albania.

La suddette Segreterie, oltre a svolgere il disbrigo di pratiche varie ed informative, sono centri di aiuto e di ascolto per gli anziani, per gli stranieri; Centri di animazione, doposcuola e alfabetizzazione per ragazzi a rischio; Centri di terapia, sedute psicoterapia, tempo libero e mensa alla sede di Monte Sant’Angelo.

Case Famiglia:

Foggia in Via Sperone, 8 e Via Sperone 36
La Fattoria. SS. 89 Km 18

 

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Comunità Alloggio "Meta"

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